Il tatuaggio? È (anche) over 50!

A determinare questo cambio di rotta sembra essere proprio l’evoluzione del significato stesso del tatuaggio che, da simbolo di ribellione e di differenziazione dalla massa di qualche anno fa, è diventato un potente mezzo di espressione universale.

Che oggi non sembra avere età.

«Se fino a pochi anni fa la pelle scritta era appannaggio di uomini borchiati in pantaloni di pelle nera o di giovani alternativi, oggi il dilagare della moda dei tattoo ha moltiplicato gli artisti e riempito le spiagge di corpi disegnati, facendo diventare il tatuaggio una parte importante del linguaggio comune di comunicazione» svela Claudio Pittan, tatuatore professionista da oltre 30 anni che, nel suo studio di via Vetere a Milano, vede passare quasi più over 50 che ventenni.

In prima fila troviamo soprattutto donne, mogli e madri, che, nell’accompagnare i propri figli a farsi il primo disegno sulla pelle, richiedono un tatuaggio anche per se stsse. Un chiaro cambio di rotta che da un lato sembra voler soddisfare un sogno non realizzato in passato, dall’altra sembra assumere le sembianze di un tributo a se stesse, e al proprio desiderio di sentirsi belle e al passo con i tempi.

 

L’unica discriminante in questa fascia d’età diventa una sola, ovvero la professionalità richiesta al tatuatore. Le persone mature che decidono di farsi tatuare, infatti, scelgono professionisti di livello ai quali chiedere non solo il pieno rispetto delle norme igieniche e sanitarie, ma un disegno che sia quanto più vicino a quello di un artista piuttosto che qualcosa associato alla moda del momento.

I tatuaggi diventano sempre più piccole opere d’arte da portarsi addosso, per le quali si richiede un lavoro artigianale e un rapporto stretto con il tatuatore. «I clienti più maturi vogliono essere seguiti e accompagnati in quello che diventa un vero e proprio percorso nell’universo del tatuaggio e scelgono, di conseguenza, professionisti di cui si fidano e che li seguano prima, durante e dopo aver fatto il disegno» conclude Sonia Giottoli, dello studio Pittan.

 

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